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Chi scrive ancora a mano?
Ormai, sembra si ricorra alla penna solo per appuntarsi qualcosa velocemente, fare una firma, lasciare una breve dedica su un biglietto o compilare un modulo prestampato.

Ma paradossale è che, al lento abbandono della scrittura, siano aumentati in maniera esponenziale il numero e le tipologie di strumenti: pennarelli e inchiostri di mille colori, punte, tiralinee, brush e matite.

Accessori. Perché ormai la scrittura è diventata decorazione.

Basti pensare alle grandi agenzie di comunicazione ed eventi, capaci non solo di creare inviti sempre originali, ma di renderli ogni volta più prestigiosi ed esclusivi con l’uso di calligrafie elegantissime.

Dov’è finito il fascino del tratto, la concentrazione richiesta dal gesto, la successione armonica di segni necessari a veicolare, tutti assieme, un messaggio?

La scrittura sembra essersi così svuotata del suo primario scopo per abbandonarsi ad uno stato di mera contemplazione estetica. Ma sono l’inclinazione, la pressione, il tratto e la calligrafia stessi a raccontare le caratteristiche delle persone: ogni elemento possiede una propria energia e un significato differente a seconda di chi impugna la penna e dallo stato d’animo che sta vivendo.

Numerosi sono gli esempi in campo artistico di rappresentazione di lettere che appaiono in maniera più o meno creativa ed espressiva su muri, tele o marmo e, ciascuno a proprio modo, sono tutti segni della memoria e della cultura di un popolo. Caposaldo fondamentale, il sistema della scrittura si pone sempre alla base della civiltà stessa di una nazione e, assieme ad essa, muta nel tempo. La storia è ciclica, si sa, e così come dopo l’invenzione della stampa si ridusse lo sforzo calligrafico, così oggi, ogni sfumatura personale sembra essere annullata dall’utilizzo di tastiere e di specifici programmi che regalano standardizzate interpretazioni delle più ricercate grafie.

Percorrendo questa strada, la scrittura a mano scomparirà nel giro di qualche decennio?

La risposta più evidente sembra essere racchiusa nel successo internazionale di Moleskine, azienda italiana che dal 1997 produce agende, taccuini e altri accessori. Carta e digitale sembrano mondi ben integrati, capaci di garantire insieme uno spostamento semplice delle informazioni senza la perdita dei contenuti.

Sarà pertanto interessante scoprire la prossima evoluzione della calligrafia e assistere alle opportunità generate dai media nei confronti della scrittura manuale.

Immagini: Pinterest

Destino: è solo opera di questo o di una strana ed incredibile coincidenza se le vite di Miklòs Hubay, Danilo De Marco, Federico Rossi, Carlo Tolazzi e Massimo Somaglino si sono incontrate.

Negli anni Novanta, il fotografo friulano Danilo De Marco conobbe il drammaturgo ungherese Miklòs Hubay e, dopo essersi per caso ritrovati qualche anno dopo nella capitale francese, venne a conoscenza di una storia particolare. Un professore della Sorbonne aveva confidato ad Hubay di un incontro avvenuto negli anni della guerra in Siberia, dove si era recato 25 anni prima per studiare una lingua speciale e di aver avuto la fortuna di parlare con una donna anziana, l’ultima testimone di quella cultura. Il drammaturgo, affascinato da quel prezioso racconto, ne scrisse alcuni appunti, ma dimenticò il taccuino in un albergo a Rio de Janeiro.

“E’ destino”

E si concentrò su altri lavori.
Ma fu proprio il destino, anche quella volta, a rimescolare le sue carte: l’informazione dell’episodio arrivò a Federico Rossi, giornalista friulano, che decise insieme al fotografo di raggiungere Hubay a Budapest per fare in modo che il testo prendesse vita.

L’autore magiaro, innamorato da sempre dei classici greci e in particolar modo di Sofocle, venendo a conoscenza del fatto che Federico Rossi era il direttore de “I Colonos”, un’Associazione culturale nata in difesa della lingua e della cultura friulana, vide ancora una volta il segno del destino e decise di accettare l’invito degli amici.


La stesura del testo, avvenuta nelle estati del 1999 e del 2000, fu un lavoro complesso e articolato, poiché prevedeva una prima traduzione dall’ungherese all’italiano e una seconda dall’italiano al friulano.
Il tema della minoranza linguistica infatti, ben si prestava al caso del friulano, riconosciuto giuridicamente come lingua dalla legge 482/1999, ma costituita al suo interno da moltissime varianti.

Lo spettacolo venne proposto la prima volta proprio a “I Colonos” di Villaccia di Lestizza nel 2000, durante la rassegna “Avostanis”, per la regia di Massimo Somaglino, con Maria Grazia Plos, Giuliano Bonanni e lo stesso Somaglino.


Nel 2013, a distanza di 13 anni, è lo stesso regista a dirigere l’opera del drammaturgo ungherese, che narra la tragedia di una lingua destinata a scomparire con l’ultima donna testimone della cultura e delle tradizioni di un popolo. A mutare sono la lingua e i personaggi di questo nuovo allestimento: Carlo Tolazzi, drammaturgo friulano, traducendo e rivisitando il testo, ha scelto la variante friulana della Val Pesarina per gli attori Aida Talliente, Fabiano Fantini e Marco Rogante, che si sono così misurati con una vera e propria “lingua straniera”.
Questa variante, infatti, si allontana decisamente dal friulano che le persone utilizzano quotidianamente, nonostante rimanga comprensibile.

Lo sforzo che tutti gli autori hanno compiuto è stato quello di sottolineare il valore delle lingue, da sempre un’infinita ricchezza, perché espressione emblematica della cultura e dell’identità dei popoli.

Il teatro di Somaglino non si sofferma sulla glottologia o sullo studio sistematico della variante, ma sposta l’attenzione sui personaggi e sugli attori, che con la loro espressività riescono a trasferire il principio della morte della lingua sulla sofferenza dei loro corpi.


L’ùali di Diu, considerato un unicum nel panorama del teatro friulano per la tipologia tragica, affronta il tema della scomparsa linguistica intrecciandolo con quelli della guerra e della violenza e conducendo gli spettatori ad una profonda riflessione sul senso della perdita.

“I sin rivâts cussì al ultum moment di vita di una lenga ch’a esisteva da nassinquancj agn.”


Assistenza alla regia, creazione del sito https://lualididiu.wordpress.com/