Articoli

E’ dagli anni Duemila che i popoli dei continenti tecnologicamente più evoluti accedono quotidianamente ai social – nell’accezione più moderna e universale di “social media” – condividendo aspetti più o meno interessanti delle proprie vite e delle proprie aziende. Un lungo periodo, in cui, nonostante brevi ed altalenanti periodi di discontinuità e disaffezione ai diversi strumenti, miliardi di persone si sono lasciati influenzare da aggiornamenti, nuovi filtri e dall’accattivante idea di poter ricevere, attraverso l’interazione, guadagni, stima e approvazione.

Ma ciò che è considerato “moderno”, viene inevitabilmente superato poco dopo: ecco perché i colossi proprietari delle piattaforme social non si fermano. Dal 2004, anno di fondazione di Facebook, la società di Marc Zuckerberg ha effettuato 77 acquisizioni (tra le più note, Instagram, Atlas, Whatsapp) scegliendo inizialmente tra startup internazionali che potessero integrarsi al sistema già esistente, risolvendo problemi e anticipando nuove tendenze. In altri casi, semplicemente per eliminare la concorrenza. Twitter, allo stesso modo, ne ha acquistate 51.

Le più recenti collaborazioni vedono l’unione di brand come Snapchat e Amazon, Eventbrite e YouTube, Instagram e Lafourchette.

Questo tipo di diversificazione è complementare e indispensabile per un business strategico e dinamico e, sebbene negli ultimi anni le partnership “social” abbiano registrato un calo, forte risulta la sensibilizzazione rispetto ad alcuni temi – come la lotta alle fake news e ai contenuti di odio, la tutela dei dati e della privacy e soprattutto, l’innovazione low-tech.

E’ nell’era della convenienza digitale, infatti, che l’innovazione a bassa tecnologia si sta sviluppando. Un paradosso?
Forse no, se i servizi finiranno di essere considerati meri prodotti e diventeranno ecosistema.

Probabilmente, le vite spericolate e analogiche non esisteranno più: l’intelligenza artificiale permetterà di comunicare e analizzare in maniera diversa e la connessione di una sempre più vasta realtà aumentata non farà che facilitare gli scambi e le scoperte.

Ma grande rilevanza dovrà mantenere la qualità dell’informazione, delle relazioni e della sostenibilità, perché, anche se appartenenti a generazioni e a gruppi differenti, sembriamo tutti affetti dalla medesima anemia intellettuale e culturale. Solo curando i rapporti “off line”, ponendoci dubbi, affinando la capacità critica e confrontandoci con persone che ci possano contraddire e stimolare alla riflessione – e non solamente al consumo – saremo più inclini a sviluppare consapevolmente l’intera società.

Questi nuovi e potenti conglomerati multidisciplinari dovranno sempre considerare l’importanza sociale dei social, altrimenti, nonostante le collaborazioni e le spinte economiche che saranno capaci di generare, le persone stesse limitaranno la loro influenza e se ne serviranno per realizzare progetti più specifici e raggiungere obiettivi più personali.

Pictures: Pinterest