camilla manzato l'eleganza delle parole video

Quando si parla di comunicazione e di content marketing trattare il tema dei video e dell’utilizzo di clip, gif e pubblicità è imprescindibile, soprattutto se si considera che il tempo di visualizzazione da mobile supererà quello da computer fisso.

Perché i video riscuotono tanto successo nel web?

I video rappresentano una componente accattivamente e molto popolare dell’esperienza online. Gli utenti di tutto il mondo apprezzano l’emozione, l’energia, la pertinenza, la brevità e i messaggi che attraverso le immagini l’azienda comunica.

Questo forse è dettato dal fatto che le persone hanno fretta o, in verità, non sono più abituate ad esercitare la più umana delle attività: ragionare.
Il pensiero richiede tempo, riflessione, sedimentazione, analisi, confronto, ma le regole dei social non prevedono dilatazioni, approfondimenti, spreco di minuti. Il dovere imperante sembra essere la fruizione veloce del contenuto e il passaggio immediato alla successiva notizia.

Ecco il perché del grande successo dei video: le nuove generazioni di consumatori, abituati fin da piccoli all’ipnosi del tubo catodico, trovano più immediata e semplice la comunicazione visiva dei video brevi. Dalle statistiche emerge che dopo solo un minuto, il 45% degli spettatori interrompe la visualizzazione di una clip.

Ma se di video non si può farne a meno, almeno che vengano sfruttati come strumento di affermazione della brand awareness. Con efficacia e coerenza, prima di premere “rec”, è necessario studiare una strategia che permetta di considerare il valore dello storytelling come indispensabile modalità di coinvolgimento del pubblico. Si deve passare così dal visual storytelling al video storytelling: costruendo una narrazione suggestiva, appassionante, ironica e ricca di emozione o suspance si avvalora il messaggio aziendale, rendendolo più semplice da memorizzare e virale.

Il video storytelling sviluppa, amplifica e potenzia l’abilità delle immagini contenute nelle storie perché facilita e rende immediato l’innescarsi del pensiero narrativo. I processi cognitivi tendono infatti a interpretare la realtà attraverso i racconti e a classificarli sulla base delle esperienze passate – vissuti spesso condivisi da un vasto pubblico.

Non si tratta certamente di una novità nel settore della pubblicità, ma la più grande innovazione promossa dal marketing online risiede nella varietà e nella quantità di contenuti e di canali da sfruttare.

Come utilizzare il video storytelling?

Questa tecnica di inbound marketing, tra le più creative poiché fondendo in sè audio e visual permette di suscitare emozioni e colpire l’immaginario delle persone, può essere sviluppato in diversi modi e con differenti materiali.
Se non si hanno a disposizione studi di produzione, si possono acquistare brevi filmati da siti di stock footage, come Fotolia per risparmiare tempo e denaro, ma prima di visualizzarlo nella propria mente, occorre partire dalla narrazione del racconto.

Apprezzate metafore, sottintesi e suddivisioni in episodi, ma ciò che conta è l’elaborazione di una storia lineare, coerente con il messaggio generale che si desidera trasmettere. Note di suspance e di emozione iniziali terranno gli utenti incollati allo schermo per scoprire come si concluderà il video; anche la musica gioca un ruolo importante nella conduzione del racconto; la scelta dei colori o la preferenza del bianco e nero daranno un ulteriore senso alla storia.

Infine, prima di realizzare un video, è necessario:

1. pianificare l’uscita del video
2. preparare lo storyboard dei contenuti del filmato
3. decidere la location e procurarsi le eventuali scenografie
4. trovare una troupe per riprendere il video
5. montare i video e caricarli in rete

Pianificando in anticipo, si possono realizzare diversi video in una volta sola, risparmiando energie, risorse e budget.
Preparare lo storyboard dei contenuti video è essenziale per avere a disposizione script audio, grafica, movimenti e angolazioni prima di iniziare.
Per promuovere efficacemente un video, è utile pubblicarlo su siti diversi e incoraggiare gli utenti a condividerlo, aggiungendo delle “call to action” e chiedendo di ripubblicarlo, di visitare il sito o di iscriversi alla propria newsletter.

Quando un video viene caricato online, si deve scegliere un titolo, una descrizione e un insieme di termini di ricerca pertinenti, che lo rendano più visibile, mentre se lo si pubblica sui social media, occorre aggiungere sempre un hashtag pertinente.

Visitare il canale YouTube e Vimeo è un ottimo modo per distinguere i lavori buoni da quelli non riusciti, capire perché alcuni catturano l’attenzione, perché sono così popolari, studiare i competitors ed esaminare quali sono gli strumenti di analisi disponibili.

Pictures: Pinterest

Italian Wine Pavilion, Expo 2015, Milano | Settembre 2015

Basilique du Sacré-Cœur, Montmatre, Parigi | Agosto 2015

Monte Zoncolan, Carnia, Udine | Febbraio 2016

Naturhistorisches Museum, Museo di Storia Naturale, Vienna | Gennaio 2016

Victoria and Albert Museum, Londra | Maggio 2014

Fori Imperiali, Roma | Giugno 2014

Sestier de Canaregio, Canal Grande, Venezia | Marzo 2016

Vista dal Castello, Udine | Giugno 2016

“Sconfini”, la mostra organizzata a Villa Manin e aperta da ottobre 2016 a marzo 2017, permette di sfogliare i diversi capitoli che narrano di un grande viaggio introspettivo composto da circa 400 opere e segnato dall’intensità dell’immaginario, dall’arte della composizione e dal potere espressivo del colore che Lorenzo Mattotti compie per descrivere ciò che prova.

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Pittore, illustratore, autore, viaggiatore, Lorenzo Mattotti è un artista eclettico, difficile da classificare. Curioso esploratore e sperimentatore di tecniche differenti, fin dagli anni Settanta passa con agilità dagli albi a fumetti alle illustrazioni per i classici della letteratura; dalla creazione di manifesti per importanti festival come Cannes, agli interventi per quotidiani e riviste internazionali – tra cui Le Monde, The New Yorker, Süddeutsche Zeitung, La Repubblica – oltre alle collaborazioni con numerosi artisti quali Lou Reed, Wong Kar-wai, Steven Soderbergh e Michelangelo Antonioni.

Nell’opera di Mattotti individui, idee e cose sono in preda a una continua trasformazione, che segue il ritmo di circostanze aleatorie o di strani fenomeni. Perché, non appena ne hanno l’occasione, realtà e immaginazione divagano di comune accordo. Chimera esplora proprio questo processo e il confine mutevole in cui si incontrano; lo spirito di un vecchio saggio e la natura da lui contemplata.

Qui l’autore crea un universo visivo che mescola deliberatamente stili e codici grafici diversi. Ogni volta improvvisa con la sua massima libertà; di costruire, di distruggere e infine di ricreare un mondo in piena metamorfosi.

“Scrivo per percorrermi. Dipingere, comporre, scrivere: percorrermi. E’ lì l’avventura d’essere in vita”.

Così scrive Henri Michaux nel suo libro Passages, pubblicato nel 1950. Sono frasi che Mattotti – che si sente molto vicino al poeta belga – potrebbe fare sue. Nella serie “Nel paese della magia” ci sono gabbie vuote in cui si sentono uccelli cinguettare, ci sono fuochi senza calore, un pennello per pavimentare le strade. L’esistenza di qualcosa è innanzitutto una questione di decisione. In ogni caso “ciò che il paese offre di più interessante non lo si vede”, ci dice Micheaux. Da qui l’importanza di disegnarlo, sembra rispondere Mattotti.

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Per Mattotti l’angelo incarna la compassione. Simbolo di umanità, la sua immagine è scevra da qualsiasi connotazione religiosa. E, che siano tenebrosi o luminosi, monocromi o variopinti, sono tutti dotati dello stesso potere: cancellare il mondo che li circonda, come se nulla importasse all’infuori dell’essere che sono venuti ad abbracciare, a condurre, a pacificare. Come se l’angelo prestasse le sue ali a un uomo o a una donna perché questi diventi finalmente in grado di lasciarsi alle spalle ciò che lo opprime, per evolvere in un mondo senza gravità.

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“Una visione panteistica, un istante di estasi e di fusione con la natura”. Con queste parole Mattotti descrive la serie “Nell’acqua“. A dominare è il blu, un blu luminoso, senza limiti, in cui i corpi abbracciati si lasciano cullare, quasi in assenza di gravità. E’ un dialogo armonioso, un’effusione silenziosa in cui tutto passa attraverso lo stringersi, lo sfiorarsi. Come spesso accade con Mattotti, è necessario tornare indietro di alcuni anni per scoprire in che modo la coppia si manifesti prima sporadicamente, poi sempre più di frequente nella sua opera.

I primi schizzi compaiono su una serie di quaderni di carta nepalese di un piccolo formato in cui l’autore si esercita con grande libertà nell’uso di inchiostri colorati. Spontanee ed evanescenti, queste prime visioni si trasformano a poco a poco in una serie di composizioni elaborate e con finezza di dettaglio.

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